Spettacoli
“Quante cose ancora non sappiamo, e tante ne abbiamo perduto progredendo. Con il popolo degli alberi i nostri antenati avevano un rapporto più diretto ma anche più conoscitivo e rispettoso in forza di religione e per sensibilità. Quando gli uomini vivevano dentro la natura, gli alberi erano un tramite di comunicazione della terra con il cielo e del cielo con la terra”.
Mario Rigoni Stern , 9 luglio 1996
Introduzione ad “Arboreto Salvatico”
Durante una passeggiata in mezzo agli alberi nudi e coperti di neve nei prati di Posina, all'inizio di gennaio, l'osservazione della posizione dei rami e dei tronchi suggeriva l'idea che queste magnifiche creature avessero appena finito di librarsi nell'aria e il freddo e la luce del giorno li avesse irrigiditi in una posizione di danza interrotta a metà.
Una sembrava una dama con una gonna vaporosa intenta in un inchino, un altro ricordava un ballerino rapito in una piroette, altri ancora parevano danzare in una giga fantastica.
Da qui è nata l'idea di scrivere una storia che parlasse di alberi liberi dalle loro radici, quando non erano visti, minacciati dall'intervento umano di una segheria in via di sviluppo, dove però un personaggio apparentemente debole e sprovveduto riesce a salvare il bosco grazie alla sua sensibilità e poesia. Lui sarà il detentore, assieme ad un turista di passaggio, del segreto del bosco danzante.
Diversi i linguaggi utilizzati per raccontare questa storia: racconto e teatro d'attore, illustrazioni che danno vita alle forme morbide e vaporose dei tronchi e delle chiome, foto artistiche che catturano i palpiti di vita che scorrono in rami e foglie, con uno spettacolo che riunisce in sé le emozioni della narrazione e dell'azione scenica, musica antica e sempreverde e luci, colori, profumi.
La necessità di raccontare una storia così nasce dalla consapevolezza che lo stile di vita odierno, massificante e superficiale, porta lontano dal contatto con se stessi e con la natura e da un modo di sentire profondo e immaginativo. C'è bisogno di fermare la contrazione del tempo e del vivere, così da accorgersi che esiste ancora una dimensione di lentezza e di raccoglimento, di silenzio pieno di significati e di profumi, che parla all'angolo più remoto della mente, quello che teniamo spesso spento per superare le emozioni che possono metterci in difficoltà, quando non c'è il tempo di viverle.
Con Erik Sortinelli, Claudia Broccardo e Maria Girotto
Drammaturgia di Claudia Broccardo, Maria Girotto, Cristina Manea, Erik Sortinelli
Testo e regia di Cristina Manea
Liberamente tratto dal racconto “Danzarborea” di Roberta Filiaci
Luci e fonica di Noemi Benetti
Illustrazioni di Maria Zanotto
Foto artistiche di Andrea Rampon
Consulenza linguistica di Mario Meneghini
Costumi di Agnese Zaltron
Scenografia di Erik Sortinelli
Foto di scena di Yurij Pevere
Scheda Tecnica
Durata: 1.05’ circa (atto unico)
Palcoscenico: 7x5m
Carico elettrico: 14 kW/h
(prese pentapolari 380V 32 o 63 A più prese 220V 16 A)
Montaggio: 3.00’
Smontaggio: 1.30’